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L’etichetta

L’etichetta

“Fermati bambino, non avere fretta:

leggimi attentamente, son l’etichetta.

Io so quanti sali e quante proteine,

quanti carboidrati, quante vitamine,

quanta fibra c’è, fetta per fetta,

in questa merendina che ti aspetta.

 

E poi quanti zuccheri, quante calorie,

e ti assicuro: non dico mai bugie!

Trovi fra le mie righe, in bella evidenza,

data di confezione e data di scadenza.

Perciò bambino fermati, non avere fretta:

ma leggimi attentamente, son l’etichetta.”

di Bordiglioni Stefano   che ringrazio vivamente

 

 

La centrifuga

La centrifuga

La centrifuga è un’apparecchiatura impiegata,
per accelerare la separazione tra corpi aventi
differente densità, mediante l’uso esclusivo della
forza centrifuga ( o più precisamente dell’accelerazione centrifuga).

Nell’ideare i succhi  sono
stati tenuti presenti gli aspetti del sapore , della
consistenza e dell’aroma. Oltre alla gradevole
esperienza sensuale , i succhi assicurano tuttavia
Anche grossi vantaggi per la salute.
Nella frutta e la verdura il 95% delle sostanze
nutritive sono infatti contenute nel succo. I succhi di
frutta e verdure fresche costituiscono una
componete fondamentale di una dieta ben
bilanciata , in quanto  sono una fonte di vitamine e
minerali facilmente accessibile. Inoltre le sostanze in
essi contenute entrano rapidamente nel circolo
sanguigno e rappresentano pertanto il modo più
veloce per apportare al corpo nuove sostanze
nutritive.

Produrre da sé i propri succhi significa anche poter
decidere quali sostanze devono contenere , in quanto
si scelgono gli ingredienti ed in’oltre si decide se
usare zucchero, Sali o spezie o aromi.

Per prevenire perdite di vitamine i succhi spremuti di
fresco vanno bevuti subito dopo la loro produzione.

Come ottenere la miscela corretta:

Non è difficile ottenere un succo di ottimo sapore .
dopo aver prodotto alcuni succhi di frutta e verdura ,
si capisce come è facile creare nuove composizioni.
Le preferenze relative al sapore , colore, consistenza
ed ingredienti sono un fatto personale .E’ sufficiente
pensare ai sapori ed agli alimenti preferiti e pensare
se questi si abbinano bene o meno. Gli aromi più
decisi possono coprire quelli più delicati .
qualsiasi frutto e qualunque verdura che piace può
diventare un componente della prossima bibita.
Eventualmente è possibile scegliere una varietà di frutta
per il sapore predominante  e quindi affinarla con un
altro sapore.
Non ponete limiti all’immaginazione, la parola d’ordine
è sperimentare!

I centrifugati sono ottimi soprattutto per i bambini, che
non amano mangiare frutta e verdura.
Per invogliarli a nutrirsi nel modo migliore  possiamo preparare
queste ottime bevande invitanti, ricche di proprietà e virtù.

Vediamo nel dettaglio le ricette:

 

 

 

In questo sogno….

Il sogno piu’ bello…
é quello di di amare una donna,
che  allo stesso modo mi ama…

Il sogno piu’ bello…
é avere una meravigliosa  famiglia .

La gioia piu’ grande
 é vivere In questo sogno
in ogni attimo della mia esistenza….

by
Lorenzo staltari

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Mango

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Il mango è il frutto di una pianta strettamente legata  alla civiltà indiana da
tempi immemorabili, che poi si diffuse in tutte le aree tropicali nel periodo
delle espansioni coloniali,è apprezzato ovunque per il suo squisito
sapore aromatico.
L’albero è sempre verde, frondoso, e i frutti hanno dimensioni, di forma e colori
diversi,secondo le varietà.
Dato che esistono forse più di duemila varietà, per esemplificare si dividono
qui in due razze: l’indiana e l’indocinese.
I manghi di tipo indiano sono irregolari, tondeggianti; il colore della buccia
da verde passa al rosso e al giallo intenso a maturazione piena e il sapore
è un po’ acidulo e aromatico (sapore di trementina).
I frutti della razza indocinese sono appiattiti e allungati; il colore esterno va dal verde
al giallo verdastro o rossastro, il sapore è dolce.
Il mango è ricco di vitamina A, potassio e zolfo, è consigliato nelle magrezze,
nelle diete ipocaloriche, nei casi di diabete , nei casi distipsi,
è sconsigliato nell’infanzia.

 

Ringrazio: Reader’s Digest s.p.a

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Latterini

Il latterino è un pesce marino della famiglia degli Anterinidi,
del quale in Italia sono presenti due specie: “l’Atherina hepsetus,
detto sardaro, che vive principalmente nel mare ;
“l’Atherina boyer, che si adegua facilmente anche all’acqua dolce.
Entrambe di dimensioni minute posseggono due pinne dorsali, una
pinna anale e le pinne ventrali poste in posizione addominale.
Il mascellare inferiore oltrepassa quello superiore.
Il colore del dorso è grigio- verdastro con numerosi puntini neri,
quello del ventre è bianco-argentato; lungo i fianchi corre una fascia argentea.
L’Atherina hepsetus si distingue per la mancanza della puntinatura nera sui
fianchi.
I latterini sono apprezzati commercialmente e vengono anche importati.
In cucina i latterini più ricercati sono quelli che non superano i 4 cm
di lunghezza.
Normalmente vengono infarinati e fritti nell’olio, ma vi sono anche
altre preparazioni caratteristiche.

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Lampascioni

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Lampascione o lampagione o lampasciuolo:
è una pianta erbacea (chiamata anche cipollaccio),
di cui si consumano i piccoli bulbi.
Si coltiva ma cresce anche spontaneamente nei prati
pianeggianti delle regioni meridionali del bacino mediterraneo.
Ha un’aspetto relativamente somigliante a quello di una pianta di
cipolla, mentre i bulbi sono piccoli, globosi, a forma di uovo o pera,
di colore biancastro, avvolti in squame cartacee più scure,
dette scientificamente tuniche. Di sapore amarognolo, essi si
raccolgono durante il periodo estivo-autunnale e sono
generalmente destinati al consumo fresco, ma si possono
anche conservare sott’aceto.
Il lampascione è coltivato in Italia soltanto nelle regioni meridionali,
soprattutto in Puglia, dove primeggia la varietà” Mostruosa”.
Fino a pochi anni fa , questo vegetale era praticamente sconosciuto
al di fuori della fascia orientale delle regioni centromeridionali;
oggi invece, è abbastanza diffuso su tutti i mercati italiani.
In cucina :
I lampascioni si preparano facilmente: in genere si sbucciano,
come cipolline, se ne asporta la base con le radici e si lavano per
eliminare la terra .
Se però si cuociono interi al forno come le cipolle, non si sbucciano
si eseguono solo le due ultime operazioni.
Molti suggeriscono di lasciarli a bagno in acqua fredda 12 ore dopo
averli sbucciati o prelessati, per togliere loro l’amaro: ma questa è
una loro caratteristica, che non andrebbe eliminata se non in minima
parte, e che a molti piace.
Il sistema usato dai pugliesi, che ne sono i maggiori consumatori,
è di lessare i lampascioni per 15 minuti in acqua salata, eliminare
quest’acqua e finire di cuocere in altra acqua bollente salata.
Poi, si possono condire in insalata con olio e aceto o usare per altre preparazioni.

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Pomodori

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Il pomodoro è il frutto di una pianta alimentare originaria dell’America Latina ,
oggi certamente l’ortaggio più coltivato e consumato in Italia:
si calcola che ogni cittadino italiano ne consumi ogni anno (mediamente ) 50 kg.
Sotto il profilo nutrizionale , il pomodoro possiede un basso valore calorico
dovuto al modesto contenuto in glucidi , lipidi e proteine e all’elevata
quantità d’acqua , fornisce , invece, una discreta quantità di vitamine C e A.
Il contenuto vitaminico e zuccherino , però varia notevolmente con il
grado di maturazione: quando questa è completa, scompaiono gli acidi organici
e aumentano il fruttosio e la vitamina C.
La pianta del pomodoro ha fusto erbaceo robusto, eretto o prostrato
(spesso la coltivazione richiede paletti di sostegno), molto ramificato.
Il frutto è una bacca carnosa, più o meno acquosa, dalle caratteristiche
assai diverse secondo le varietà;  è a raccolta tipicamente estiva , ma
è disponibile sul mercato anche in altre stagioni come primizia.

Esistono vari tipi di pomodoro.
Pomodori detti da mensa:le bacche vengono giudicate in base
alle qualità estetiche e alimentari, per cui devono presentarsi  sul
mercato con la forma e il colore appropriati e il grado di maturazione ottimale:
il prodotto migliore deve avere polpa consistente , buccia poco spessa
e scarsa quantità di semi.
Le bacche hanno generalmente forma tondeggiante, più o meno schiacciata,
a superficie liscia oppure costoluta, cioè distinta in diverse logge simili
a spicchi.
Le varietà più diffuse sono . Cuor di bue, Tondo liscio, Palla di fuoco,
Marmade, Costoluto genovese.

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Pomodori da pelati o da salsa :

Le varietà appartenenti a questo gruppo producono frutti
piriformi, allungati, molto carnosi e poveri di semi,intensamente
rossi; ne fanno parte il popolare “San Marzano, Ventura, Roma,
Lampadina, Vesuvio, e Napoli.

Pomodori da succhi e concentrati:

Vi rientrano varietà a frutto tondeggiante, notevolmente consistente,
da aroma spiccato , quali “Petomech” e Tondino, a bacca piccola.

Pomodori da serbo :

Sono varietà a frutto piccolo, rosso o giallo, tondo ovale o piriforme,
spesso a grappolo, di vecchia tradizione locale ; da consumarsi freschi o
concentrati, si trovano frequentemente nelle regioni meridionali,
confezionati in  caratteristici grappoli appesi in luoghi arieggiati.
Hanno di solito nomi locali (pomodorini, pomodori da brodo)
e le varietà più note sono: Principe Borghese, tipicamente siciliana,
di Prato, Piros, a grappoli d’inverno.

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Nel passato:

Il pomodoro detto anche “pomidoro” e anticamente “pomidauro”,

è originario dell’america centro-meridionale, e soprattutto del Perù
e del Messico.
Le notizie relative all’epoca della sua introduzione in europa non sono certe,
ma i primi documenti e riferimenti risalgono alla seconda metà del Cinquecento.
Circa la commestibilità del suo frutto nacquero da principio molti dubbi e
soltanto il Felici ammise come ” da ghiotti et avidi di cose nove fosse desiderato
e ancora fritto nella padella , accompagnato con succo di agresto”,
benché al suo gusto sembrasse “più presto bello che buono”.
La pianta del pomodoro venne in effetti  recepita al lungo solo come
oggetto di curiosità esotica ed elemento decorativo, o nella migliore delle ipotesi
destò l’interesse dei botanici, dai quali venne peraltro diffusa la convinzione
che il suo frutto fosse velenoso e comunque non commestibile.
L’ingresso del pomodoro in gastronomia avvenne perciò occasionalmente
e lentamente, e nei ricettari più noti, fino al Settecento, non figura
mai fra gli ingredienti d’uso.
A Napoli, dove oggi è forse il vegetale , più popolare , non se ne hanno
tracce scritte fino alla metà del XVIII secolo, quando viene nominato
in un testo carnevalesco del notaio Trinchera  (1743).
Vincenzo Corrado, nel 1765, lo cita nel suo “Cuoco galante” solo per una coulis
e una salsa, oltre che come “ortaggi da imbottire e friggere “.
Già cinquantanni dopo, però, nell’opera del cavalcanti, il pomodoro
comincia ad assumere un posto di rilievo , che la cucina napoletana
e quella italiana in generale poi gli riconosceranno.
In cucina le ragioni del successo del pomodoro sono molte,
prima fra tutte l’affinità che rivela con quasi tutti gli altri  vegetali,
col pesce, con la carne, con le uova,con gli aromi più energici
(aglio, cipolla, scalogno, basilico, sedano, dragoncello, timo)
e con i condimenti, l’olio , il burro.
Le ricette in cui entrano i pomodori sono quindi innumerevoli.

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Lumaca di terra (chiocciola)

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Lumaca di terra così vengono chiamati comunemente (ma in modo
improprio, perchè sarebbe tecnicamente più corretto chiamarli chiocciole),
alcuni molluschi gasteropodi con conchiglia, come la Helix pomatia o altre specie
dello stesso genere, tutte più o meno apprezzate per la bontà delle carni .
Hanno una conchiglia di aspetto elicoidalee vivono abitualmente in orti e giardini.
Impiegate per l’alimentazione già nell’antica Roma, le lumache seguitano a comparire
sulle tavole europee nel Medioevo, e si diffonde anche l’usanza di allevarle
artificialmente.
Molto apprezzate soprattutto in Italia e in Francia, sono oggi entrate
nella gastronomia classica sopratutto con una preparazione francese,
detta alla borgognona, ma vi sono anche ottime ricette
nella tradizione regionale italiana.
Le lumache più pregiate sono quelle grosse  a guscio nocciola chiaro,
dette “di vigna”, e sono quelle oggi commercializzate  anche in scatola,
sgusciate in salmoia e con i gusci a parte, pronte per essere ” ricostruite”
cotte e servite.
Localmente sono anche ricercate altre varietà,
come quelle più piccole dette nel Lazio di san Giovanni, perchè
consumate generalmente per questa festa del 24 giugno:
sono lunghe circa 3 centimetri e hanno il guscio di colore leggermente
più scuro.
Le lumache si trovano in tutte le stagioni, ma quelle di raccolta diretta
si distinguono in “lumache in letargo” o “opercolate e sono quelle che si sono
ritirate nel guscio e lo hanno otturato, rimanendo in letargo;
oppure “lumache corridore”, in attività e in pieno nutrimento, che si
trovano in primavera e in autunno.
Preparazione:
sul sistema di preparazione, c è disaccordo fra la tradizione italiana
e quella francese:in Italia si è favorevoli a una lenta procedura di
spurgatura,mentre i Francesi ne propongono una più rapida e semplice.
La questione va ripresa dall’origine .
Durante il periodo in cui non sta tappata nel guscio, la lumaca si nutre
anche di vegetali di sapore pessimo(per l’uomo).
Durante il periodo in cui sta in letargo nel guscio chiuso, invece,
non mangia, quindi si libera rapidamente di queste sostanze,
e rimane solo il viscido da eliminare.
I Francesi tendono a impiegare le lumache solo nei periodo di letargo,
quando le carni sono più magre e delicate, e necessitano di una preparazione
che tende solo a eliminare le mucosità.
Nella tradizione italiana le lumache si mangiano anche se non sono
in letargo:donde la necessità di sottoporle a un digiuno artificiale.

Spurgatura delle lumache in letargo:
togliere con la punta di un coltellino l’opercolo dai gusci.
Mettere le lumache in una grande bacinella, (non di metallo)
cospargerle con un pugno di sale grosso, uno di farina,
versarvi un bicchiere d’aceto.
Coprire la bacinella con un coperchio e mettervi sopra un peso,
in modo che le lumache non possano uscire; lasciarle cosi per 4 o 5 ore,
rimescolandole di tanto in tanto con le mani e ricoprendo subito.
Dopo questo tempo, lavarle in parecchie acque, in modo che la schiuma
emessa scompaia completamente.
mettere le lumache in una casseruola d’acqua, portare ad ebollizione, poi scolarle.
Togliere i molluschi dal guscio con uno spillone, risciacquarli, eliminare la sacchetta
nera che hanno in fondo al corpo e riservarli per la cottura in una ciotola.

Spurgatura delle lumache “corridore”:
Mettere le lumache in un cesto dove circoli l’aria,ma che
si possa chiudere per impedire la fuga dei molluschi.
Mettervi qualche foglia di vite, o di lattuga e la mollica di due panini
bagnata, strizzata, sbriciolata sulle lumache.
Chiudere bene il cesto e tenerlo cosi per 48 ore .
Trasferire le lumache  in una grande ciotola (che non sia di metallo),
coprirle con acqua salata ed acidulata(10 g di sale e 0,5 dl di aceto per litro).
Sciacquare bene le lumache, mescolando rapidamente; quando hanno emesso una
certa quantità di schiuma, scolarle e ripetere l’operazione con altra acqua salata ed acidulata;
proseguire 4 o 5 volte, finchè non vi sia piu’ traccia di schiuma.
A questo punto mettere le lumache in una pentola di acqua acidulata ma non salata,
far spiccare il bollore e cuocere per dieci minuti.
Poi scolarle, estrarle dal guscio con uno spillone, eliminare la sacca scura all’estremità;
risciacquarle sempre in acqua acidulata, strofinarle tra i palmi delle mani su
cui si è messo un po’ di farina gialla; sciacquarle, e sono pronte per la cottura finale.
La lumaca è ricca di sodio, sconsigliata nelle difficoltà digestive, e nell’infanzia.

Ringrazio: Reader’s Digest s.p.a

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