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L’ esperienze della vita

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Come in un puzzle …. nella vita , l’ esperienze ne compongono l’immagine.

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Zucca

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E’ una pianta erbacea originaria dall’America meridionale, coltivata per
la produzione dei frutti commestibile e ornamentali, botanicamente detti
peponidi , che sono bacche di notevoli dimensioni, dalle caratteristiche
assai diverse secondo le specie.
La Cucurbita maxima, o zucca comune , forma peponidi molto grossi.
globosi, piu’ o meno schiacciati oppure allungati , a superficie
liscia, costoluta o anche bitorzoluta ; la buccia é di colore verde
scuro, giallo o arancione ; la polpa è sempre più o meno
intensamente gialla e ha consistenza soda, farinosa, poco fibrosa.
I frutti si raccolgono quando sono completamente maturi e
risultano di facile conservazione durante l’inverno.
Le varietà più comuni sono la “Marina di Chioggia”, a frutto verde
globoso schiacciato ai poli, costoluto e verrucoso;
la Mammouth a frutto tondeggiante, colossale, la Hubbard,
di forma allungata ; la Butternut, piriforme; la Quintale
e la Melone Gigante , entrambe a peponide di notevoli dimensioni.
Altre varietà molto diffuse sono : La Piena di Napoli, a frutto
clavato lungo fino a un metro; la Lunga invernale di Napoli,
la Piena di Chioggia, e la Tromboncino o d’Albenga , normalmente
coltivata a pergolato, di cui si raccolgono in estate i frutti penduli
immaturi, teneri e gustosi, somiglianti a zucchine.
La zucca era un’ortaggio molto usato un tempo , oggi relativamente
meno : solo in alcune regioni , per esempio Lombardia, Veneto e Sicilia,
si mantiene una certa tradizione dell’uso della zucca.
La zucca è ricca di vitamina A , potassio, carotenoidi.
La zucca intera si conserva per settimane; una volta tagliata
bisogna consumarla nel giro di pochi giorni, perchè avvizzisce
in breve tempo.

Ringrazio: Reader’s Digest s.p.a

Grande enciclopedia illustrata della gastronomia

 

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Come nasce il Silter

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Parte dal latte delle mucche…

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che viene posto in una caldaia in rame o acciaio ..
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dolcemente riscaldato..
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mescolato con cura…
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gli si aggiunge il caglio e lo si lascia riposare..

si taglia la cagliata.. prima in grandi pezzi, poi..

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sempre più piccoli…
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ancora più piccini..
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lo si riscalda nuovamente…
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e girando… girando.. i pezzettini diventano
grandi come un chicco di riso…
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lo lasciamo riposare, e nel frattempo prepariamo
la forma in cui verrà versato..

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lo pressiamo per bene e stringiamo le fasce per
far perdere il siero in eccesso…
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eccolo pronto per essere salato e messo
finalmente a riposare nel Silter…
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e dopo un lungo riposo, eccolo in piena forma
per essere  degustato…
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Ringrazio l’Azienda Agricola Petet di Esine

HACCP

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Che cosa significa questa sigla?

Se vogliamo suscitare subito un sorriso potremmo dire
che il significato è “Hai Almeno Capito Come Pulire?”.
E in fondo un pizzico di verità questa frase la contiene,
infatti l’haccp è un sistema basato sulla prevenzione del rischio
per il consumatore finale.
Pertanto è necessario, in base alla tipologia di prodotti
alimentari manipolati (freschi, refrigerati, congelati, stabili a
temperatura ambiente, …) e al ciclo produttivo,
identificare le fasi in cui “prestare maggiore attenzione”
perché è proprio lì che l’alimento potrebbe contaminarsi e
diventare non più idoneo al consumo.
Di conseguenza se i locali in cui gli alimenti vengono manipolati/conservati
non sono puliti, il rischio di contaminazione è elevato.
Naturalmente paragonare il sistema haccp alla sanificazione
è molto riduttivo, infatti l’autocontrollo, basato sul sistema haccp,
ha innanzitutto richiesto un cambiamento di mentalità a tutti
gli operati del settore alimentare che devono dimostrare, quotidianamente,
di mettere in atto tutte le misure possibili per evitare la contaminazione
dei prodotti alimentari.
Inoltre tutta la gestione del sistema di autocontrollo
deve essere formalizzata nel documento “manuale haccp”,
che deve essere conosciuto e messo in pratica da tutto il personale
che manipola gli alimenti: ma questa è un’altra storia…
Quindi attenzione: la pulizia è necessaria, ma da sola non basta!

della Dottoressa Ivana Ragusa    che ringrazio vivamente

 

 

L’etichetta

L’etichetta

“Fermati bambino, non avere fretta:

leggimi attentamente, son l’etichetta.

Io so quanti sali e quante proteine,

quanti carboidrati, quante vitamine,

quanta fibra c’è, fetta per fetta,

in questa merendina che ti aspetta.

 

E poi quanti zuccheri, quante calorie,

e ti assicuro: non dico mai bugie!

Trovi fra le mie righe, in bella evidenza,

data di confezione e data di scadenza.

Perciò bambino fermati, non avere fretta:

ma leggimi attentamente, son l’etichetta.”

di Bordiglioni Stefano   che ringrazio vivamente

 

 

La centrifuga

La centrifuga

La centrifuga è un’apparecchiatura impiegata,
per accelerare la separazione tra corpi aventi
differente densità, mediante l’uso esclusivo della
forza centrifuga ( o più precisamente dell’accelerazione centrifuga).

Nell’ideare i succhi  sono
stati tenuti presenti gli aspetti del sapore , della
consistenza e dell’aroma. Oltre alla gradevole
esperienza sensuale , i succhi assicurano tuttavia
Anche grossi vantaggi per la salute.
Nella frutta e la verdura il 95% delle sostanze
nutritive sono infatti contenute nel succo. I succhi di
frutta e verdure fresche costituiscono una
componete fondamentale di una dieta ben
bilanciata , in quanto  sono una fonte di vitamine e
minerali facilmente accessibile. Inoltre le sostanze in
essi contenute entrano rapidamente nel circolo
sanguigno e rappresentano pertanto il modo più
veloce per apportare al corpo nuove sostanze
nutritive.

Produrre da sé i propri succhi significa anche poter
decidere quali sostanze devono contenere , in quanto
si scelgono gli ingredienti ed in’oltre si decide se
usare zucchero, Sali o spezie o aromi.

Per prevenire perdite di vitamine i succhi spremuti di
fresco vanno bevuti subito dopo la loro produzione.

Come ottenere la miscela corretta:

Non è difficile ottenere un succo di ottimo sapore .
dopo aver prodotto alcuni succhi di frutta e verdura ,
si capisce come è facile creare nuove composizioni.
Le preferenze relative al sapore , colore, consistenza
ed ingredienti sono un fatto personale .E’ sufficiente
pensare ai sapori ed agli alimenti preferiti e pensare
se questi si abbinano bene o meno. Gli aromi più
decisi possono coprire quelli più delicati .
qualsiasi frutto e qualunque verdura che piace può
diventare un componente della prossima bibita.
Eventualmente è possibile scegliere una varietà di frutta
per il sapore predominante  e quindi affinarla con un
altro sapore.
Non ponete limiti all’immaginazione, la parola d’ordine
è sperimentare!

I centrifugati sono ottimi soprattutto per i bambini, che
non amano mangiare frutta e verdura.
Per invogliarli a nutrirsi nel modo migliore  possiamo preparare
queste ottime bevande invitanti, ricche di proprietà e virtù.

Vediamo nel dettaglio le ricette:

 

 

 

La pizza

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Pizza, è un termine proprio dell’area centro-meridionale italiana,
genericamente usato per indicare una sorta di schiacciata
o focaccia di farina di grano o di altro  cereale, salata o dolce,
di forma piatta o rilevata , di solito tondeggiante.
A datare dal XIX secolo,la forma napoletana, condita con olio e salsa di pomodoro
oppure arricchita con acciughe, mozzarella, funghi, origano, basilico,
prosciutto, rucola ecc.., è diventata la “pizza” per autonomasia,
diffusa in tutta Italia e in molti paesi stranieri, quasi sempre per iniziativa di pizzaioli napoletani.
Oltre a questa, però, esiste in Italia  un’infinito numero di altre pizze, perchè il termine è generico
e significa in generale anche focaccia,torta e simili.
Anche il nome, antichissimo, varia nella grafia e nella pronuncia
(la pinza veneta, la pitta calabrese).
La pizza è ricca di carboidrati e può essere un piatto unico.

Ringrazio: Ideal Pizza  di Biagio

 

Ringrazio: Reader’s Digest s.p.a

Grande enciclopedia illustrata della gastronomia

Indicazioni bionutrizionali nelle gastralgie

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Una cara amica, mi ha richiesto alcune ricette , per
poter mangiare, non solo in bianco, ma allo stesso tempo alleviare
i fastidiosi disturbi gastrici, dovuti alla gastrite.
Ho fatto una piccola ricerca, che vi illustro qui di seguito:

Glucidi /zuccheri

Fra tutti gli alimenti, quelli zuccherini sono certamente  i
peggiori per la gastrite.
In fase acuta devono essere accuratamente e totalmente
evitati, in quanto in ambiente acido provocano immediata
fermentazione, distensione del lume e aumento dell’intensità
del dolore.
Questo meccanismo negativo viene potenziato dall’assunzione
di alimenti molto ricchi in zuccheri semplici e contemporaneamente acidi,
come la frutta cruda.
appena le migliorate condizioni del paziente permetteranno
l’impiego di alimenti a elevato contenuto glucidico,
si proporrà la frutta cruda più acida e meno ricca di fruttosio
come il pompelmo, le fragole, il kiwi, oppure la frutta più
zuccherina , ma privata dalla acidità , attraverso la cottura.
Quindi mela cotta, pesca cotta, ciliege o pere cotte.
L’amido del riso o della patata è già uno zucchero più complesso,
che può essere proposto ad un gastropatico, a condizione di
non eccedere nelle quantità e di non impiegarlo bollito o sotto
forma di minestrine.
Una regola generale, valida in questo caso per tutti gli alimenti,
è di farli usare in condizione di massima disidratazione.
L’eccesso di liquidi, per uno stomaco iperacido, costituisce una
controindicazione assoluta.
I cibi dovranno essere asciutti, in modo da assorbire la maggior
quantità possibile di acido e , quindi, essere degradati e digeriti
nel più breve tempo possibile.Sarà perciò proposto il risotto,
oppure un’associazione compatibile con le verdure, che vedremo di seguito.
In fase acuta è preferibile, comunque escludere frutta e patate,
utilizzando solo i carboidrati del pane e della pasta.
Quest’ultima, nella quantità di 60 g circa nelle donne e di 80 g
nell’uomo, dovrà essere al dente e senza pomodoro crudo.
Si userà condita con aglio , olio e peperoncino, oppure al pomodoro,
scegliendo quella più digeribile, come le tagliatelle o quella
di grosso di grosso taglio , che obbliga il paziente alla masticazione ,
come i rigatoni, le penne, i fusilli.
Per quanto riguarda il pane , si proporrà preferibilmente
la crosta, cioè la parte più esterna , che è più cotta e disidratata,
oppure si procederà alla tostatura dello stesso, in modo da eliminare
sia la quota di acqua contenuta nella mollica, che l’eccesso di lievito,
distrutto dal calore.

Protidi/proteine

Si conosce la forte azione di stimolo alla secrezione di acido cloridrico
da parte della carne rossa, che sarà accuratamente evitata, anche per
il suo contenuto in  ferro .
Nella gastrite bisognerà utilizzare le proteine più digeribili e meno irritanti.
Una possibilità da adottare è quella di farle predigerire dal succo di limone,
dal latte  o dall ‘uovo.Perciò , si farà marinare per qualche ora della carne bianca,
(tacchino, pollo, coniglio) facendola poi cuocere velocemente
(alla griglia, in padella)con pochissimi grassi.
In questo modo le proteine saranno denaturate il meno possibile e,
quindi, non avranno una grossa azione irritativa per la parete gastrica.
Altra possibilità è quella di usare carne cruda essiccata come il prosciutto,
magari nella modalità di toast , in modo d’avere la massima azione assorbente.
Non utilizzabile è il formaggio e tutti i latticini; alimenti, questi, complessi,
di difficile digestione e con una quota in grassi e sali minerali che peggiorano
la già compromessa funzionalità gastrica.
Sconsigliabile è il pesce , sia per un’azione irritante  locale, sia per il suo
contenuto in iodio, che aumenterebbe la reattività generale in un paziente
già provato dal dolore gastrico .All’interno di questa categoria alimentare,
controindicazioni assoluta hanno le vongole e i frutti di mare in genere.
proponibili sono invece la sogliola, il merluzzo e altri pesci bianchi,
magari fatti macerare nel limone.
L’uovo, per le sue proteine indifferenziate, è invece accettato dallo stomaco,
a condizione di non essere proposto fritto o sodo, ma alla coque o affogate.

Il latte

Mentre i formaggi e i latticini sono alimenti proibiti nelle gastriti iperacide, il latte
spesso è ben supportato, a condizione che sia freddo.
Il latte, infatti, soprattutto se caldo, nell’ambiente acido dello stomaco tende a cagliare,
formando un grosso coagulo che rischia di aumentare l’acidità e di bloccare la progressione
verso il duodeno. Un modo gradevole di predigerire questo prezioso alimento
è quello di farlo assumere aggiungendo qualche goccia di limone oppure una modica
quantità di succo di pompelmo o arancia.

Lipidi/grassi
La loro complessità  strutturale provoca una lentezza digestiva che non è certo utile
nelle patologie gastriche. Devono, perciò, essere evitati o ridotti al minimo i grassi
animali, limitandosi al solo olio extravergine d’oliva.Quest’ultimo sarà usato crudo
e mai fritto , altrimenti avrebbe un’azione di stimolo sul fegato , non richiesta in
questa situazione.

Verdure

In quantità variabile tutte le verdure  contengono cellulosa.
Questa è una struttura glicidica complessa che svolge un’azione irritativa
a carico delle mucose del tratto digerente , tanto da essere sfruttata
efficacemente in caso di stitichezza. Essendo la cellulosa composta di zuccheri,
la sua destrutturazione è laboriosa, quindi aggrava il paziente gastropatico.
Per queste ragioni, le verdure utilizzabili dovranno essere sempre povere in
cellulosa e rigorosamente cotte. (evitare le insalate crude)
In questo modo una quota significativa di cellulosa viene trasformata
in zuccheri semplici più assimilabili.
sconsigliabili sono le crucifere come cavolfiore, broccoli, broccoletti,
per il loro contenuto in iodio, zinco, rame e per il loro stroma compatto;
utile, invece , il cavolo cappuccio, sia verde che rosso, per il gefarnese di
cui è ricco ; di un centrifugato di quest’ultimo si possono giovare non solo
i gastralgici ma anche gli ulcerosi.
Da evitare anche le verdure molto ricche in ferro, che risulta gastrolesivo,
come il radicchio, la rucola, gli spinaci. F eccezione l’ortica , la quale,
pur essendo ricchissima di ferro, ha un’azione cicatrizzante e lenitiva
tanto potente da essere considerata quasi un farmaco nelle gastriti e nelle
ulcere.Sarà proposta bollita insieme con il riso o utilizzata per la pasta
fatta in casa , anche sotto forma di ravioli.
Riassumendo, le verdure proponibili dovranno essere cotte e povere di
ferro e cellulosa.
Lenitive sono la lattuga , l’indivia, il finocchio ( che riduce anche il
meteorismo , presente spesso nei soggetti con iperacidità).
Si potranno associare , perciò, riso e lattuga, riso e sparagi,
riso e carciofi, riso e indivia belga, riso e zucchine.
Anche i legumi sono di difficile digestione nelle patologie gastriche,
in quanto molti sono ricchi in ferro e tutti contengono proteine
vegetali e tanta cellulosa; per di più, provocano meteorismo.

Il peperoncino

A prima vista , l’impiego del peperoncino nelle gastarlgie  e nelle ulcere
sembrerebbe sconsigliabile, dato il bruciore che provoca a carico
delle mucose.In realtà, nel paziente che non è abituato al suo utilizzo,
il bruciore si limita di solito alle mucose della bocca.

Nella nostra esperienza lo utilizziamo abbondantemente anche in
queste patologie per una serie di valide ragioni. Intanto,  ha
un’azione eupeptica, nel senso che facilita tutti i processi digestivi ;
è un cicatrizzante molto efficace, poiché provoca una vasodilatazione
locale, con arrivo di una maggior quantità di sangue (che ha un pH alcalino),
e quindi di tutti i fattori di difesa e di riparazione tessutale; infine, la capsaicina
che contiene ha un’azione antibatterica  documentata, utile per
impedire la proliferazione  dell’Helicobacter Pylori in tutte le forme ulcerose.
Sarà usato in tutte le forme possibili : sulla pasta, sulle verdure,
o semplicemente su una fetta di pane tostato assieme a dell’olio crudo.
Uniche controindicazioni all’impiego intensivo del  peperoncino
sono le insufficienze renali con iperazotemia e creatininemia
ai limiti alti della norma ; infatti, questa spezia  è troppo ricca
in sostanze azotate.
Probabilmente, per la stessa ragione il peperoncino aggrava alcune
forme di ipertensione sine materia , senza segni cardiaci , nè
alterazioni ematologiche ;  esse si manifestano nei soggetti  che
abusano di questa spezia e scompaiono alla semplice sospensione
del peperoncino.Sono quelle forme ipertensive  che talvolta
fanno impazzire il medico curante, il quale si ostinerà a prescrivere
farmaci a cui il paziente non risponderà mai.

Alimenti proibiti

Mi sembra utile , giunti a questo punto, riassumere
gli errori da non commettere nella gestione di un gastropatico,
segnalando quelli alimenti che peggiorano  il quadro clinico.
A parte i funghi, le vongole e l’ananas, menta  e  cioccolato,
che devono essere rigorosamente banditi dalla tavola
di un malato di stomaco, è preferibile non utilizzare caffè ,
particolarmente nella fase acuta.
Stesso discorso vale per le bevande gassate e molto zuccherine,
riducendo contemporaneamente il consumo di sigarette nei soggetti
fumatori , per l’azione tossica ed eccitante del catrame e della nicotina.

In sintesi :

-pochi zuccheri semplici e modiche quantità carboidrati;
-niente minestre e altri alimenti imbimbiti di acqua ;
-proteine ridotte predigerite o crude ;
-niente legumi
-verdure povere di cellulosa , ferro e iodio;
-frutta cotta o cruda , ma non molto acida , e poco zuccherina;
-niente formaggi e latticini.

Eccovi alcuni abbinamenti per non  dover rinunciare
ai sapori , e  alla buona cucina, ricordandovi di
tenere sempre  presente una buona masticazione,
i quantitativi consigliati senza eccedere.

-Prosciutto di Parma con asparagi scottati e pane carasau
-prosciutto di Parma con kiwi
-Culatello di Zibello con insalatina di cavolo cappuccio rosso all’infusione di cumino
-Insalatina di finocchi scottati conpompelmo e  filetti di sogliola al vapore un filo d’olio extravergine d’oliva
-Carpaccio di branzino marinato al limone al profumo di erba cipollina
-Cuori di lattuga con uovo affogato e crostini di pane croccanti
-Bresaola della Valtellina con carciofi scottati e perle di pera rosolate

-Risotto alle ortiche mantecato all’olio d’oliva
-risotto con zucchine in fiore all’olio d’oliva e filetti di sogliola
-Risotto primavera
-mezze maniche al pomodoro  (senza burro ne formaggio)
-fusilli con asparagi e bocconcini di branzino e un pizzico di peperoncino
-tagliatelle ai carciofi
-Tagliolini con filetti di pollo e zucchine
-spaghetti aglio olio e peperoncino

-filetto di nasello rosolato con asparagi
-filetto di branzino e indivia alla griglia
-filetti di sogliola al forno, con carciofi trifolati
-tagliata di petto di pollo marinato al limone con asparagi
-paillarde di tacchino e zucchine alla griglia
-bocconcini di coniglio con carciofi ed indivia rosolata
-insalata di lattuga e asparagi scottati con petto di pollo marinato al peperoncino
-veli di merluzzo al vapore con asparagi

-coppa di fragole e kiwi al succo di pompelmo
-mele cotte al rosmarino
-pesche cotte alla lavanda
-composizione di frutta cotta
-coppa di fragole al profumo di lime
-carpaccio di kiwi e pompelmo rosa

 

Ringrazio: edizioni Red

 Bioterapia Nutrizionale

e il Dott.Letizia

 

 

 

 

 

Astice

L’astice è un crostaceo marino decapode , ampiamente diffuso nel
Mediterraneo, è reperibile anche presso le coste italiane,
dove lo si pesca con nasse alla stessa stregua delle aragoste
e nelle stesse stagioni, cioè da ottobre a giugno.
E’ più frequente , però nell ‘Atlantico settentrionale
(astice americano o canadese), dato che predilige acque fredde :
le grandi zone di pesca sono lungo le coste  atlantiche della Francia ,
della Gran Bretagna, della Norvegia e lungo quelle
nord-orientali americane.
Quelli mediterranei, i migliori hanno colore blu-verdastro,
con qualche profilo arancione.
L’astice è di notevole mole : può raggiungere e superare i 60
centimetri di lunghezza.
Benché a un esame superficiale possa ricordare l’aragosta,
nessuna confusione è possibile fra le due forme, poiché
l’astice ha la prima coppia di arti incredibilmente robusti, che
terminano con pinze (chele), inoltre, anche gli altri arti terminano con chele,
benché di dimensioni modeste.
Molto diversa è la colorazione “da vivo”, mentre quando è cotto, come
l’aragosta assume un colore rosa-arancione.
Anche questa specie privilegia i fondi rocciosi marini,
dove vive a profondità variabili sino a 100 m.
La carne dell’astice è pregiata specialmente in Francia,
dove viene considerata superiore a quella dell’aragosta, che
invece viene ritenuta più fine in Italia.
La carne dell’astice è più solida di quella dell’aragosta,
con consistenza più elastica, specie nelle chele, è
meno delicata e  più adatta a preparazioni in cui
è accompagnata da sapori decisi.
L’astice è sconsigliato nei regimi dietetici che prevedono un limitato
consumo di iodio, in casi di allergia alimentare e ipocolesterolemia.

 

Ringrazio: Reader’s Digest s.p.a

Grande enciclopedia illustrata della gastronomia

 

Cetriolo

Il cetriolo è il frutto di una pianta a fusto erbaceo, che ha foglie palmate,
pelose, di colore verde intenso sulla faccia superiore e molto più chiare
su quella inferiore.
Nel fusto si inseriscono numerosi cirri, cioè foglie a sviluppo filiforme,
che si arricciano agganciandosi agli appositi sostegni; i fiori,
sempre gialli , hanno gli organi di riproduzione quasi sempre
separati: esistono quindi fiori maschili, impollinatori, e fiori
femminili che danno i frutti.
Questi sono delle bacche , dette scientificamente peponidi,
di colore verde intenso o bianco, oblunghe, di dimensioni variabili,
a buccia liscia quando maturano, ma in precedenza provvisti
di peli spinescenti; hanno polpa soda, bianca, spesso priva di semi.
La raccolta dei cetrioli è scalare durante tutta l’estate.
Le varietà di maggiore diffusione sono il “mezzo lungo bianco”
a buccia bianca, il “marketer”, dai frutti lunghi fino a 25 centimetri,
il “pionier” il “gemini” e il “verde lungo d’Italia”.
A una specie affine appartiene il cosi detto cetriolo”carosello”
dalla forma decisamente più bombata e percorso da lievi solchi longitudinali.
I cetrioli di forma affusolata sono generalmente più amari rispetto a quelli di
cilindrica.
Il cetriolo è uno dei vegetali conosciuti fin dai tempi più antichi:
sembra che crescesse selvatico nelle regioni ai piedi
dell’ Himalaya ( ma c’è chi dice che sia originario dell ‘Africa);
quel che è certo , comunque, è che gli Egiziani lo coltivavano e che ,
attraverso loro, divenne noto ai Greci e ai Romani i quali, stando
a Plinio , lo apprezzavano molto.
Ha continuato ad essere coltivato e usato nel Medioevo e
fino all’epoca moderna, non senza contrasti,
perché alcuni fisiologi lo ritenevano indigesto e insalubre.
Per assicurarsi che al momento dell’acquisto, il cetriolo
sia ben fresco, deve essere duro al tatto, senza la minima
traccia di grinze o di appassimento alla superficie.
In generale , è anche bene acquistarlo piccolo, cioè giovane:
in questo modo i semi centrali saranno quasi invisibili.
Nella tradizione gastronomica italiana i cetrioli si impiegano
normalmente soltanto nelle insalate miste.
Il cetriolo prima di essere impiegato , va preparato in
due modi diversi, secondo che lo si consumi crudo o cotto:
Il cetriolo che si consuma crudo va prima di tutto sbucciato,
(la buccia è dura ed indigesta) poi tagliato a fette sottili e
posto in un colapasta e cosparso con poco sale fino.
Dopo circa un’ora avrà perso una parte  l’acqua di vegetazione
e il sapore amarognolo, a questo punto va sciacquato in acqua fredda
ed è pronto all’uso.
Questa preparazione li rende morbidi e toglie loro la croccantezza
caratteristica: così per alcune insalate , in cui entrino in
quantità minima , si impiegano semplicemente sbucciati e affettati.
Il cetriolo che si fa cuocere va sbucciato , liberato dei semi,
tagliato a pezzi regolari e scottato in acqua bollente salata.
Il cetriolo essendo ricco di acqua (95%) è di modesto apporto calorico,
può risultare di difficile digestione a causa di una sostanza
in esso contenuta che ostacola la secrezione gastrica di acido
cloridrico rallentando il processo digestivo.
E’ consigliato agli uremici nelle cure disintossicanti,
è sconsigliato per chi soffre di problemi digestivi.

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Carosello

Ringrazio: Reader’s Digest s.p.a

Grande enciclopedia illustrata della gastronomia

 

 

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