Tag-Archive for » proteine «

Lumaca di terra (chiocciola)

IMG_0229

Lumaca di terra così vengono chiamati comunemente (ma in modo
improprio, perchè sarebbe tecnicamente più corretto chiamarli chiocciole),
alcuni molluschi gasteropodi con conchiglia, come la Helix pomatia o altre specie
dello stesso genere, tutte più o meno apprezzate per la bontà delle carni .
Hanno una conchiglia di aspetto elicoidalee vivono abitualmente in orti e giardini.
Impiegate per l’alimentazione già nell’antica Roma, le lumache seguitano a comparire
sulle tavole europee nel Medioevo, e si diffonde anche l’usanza di allevarle
artificialmente.
Molto apprezzate soprattutto in Italia e in Francia, sono oggi entrate
nella gastronomia classica sopratutto con una preparazione francese,
detta alla borgognona, ma vi sono anche ottime ricette
nella tradizione regionale italiana.
Le lumache più pregiate sono quelle grosse  a guscio nocciola chiaro,
dette “di vigna”, e sono quelle oggi commercializzate  anche in scatola,
sgusciate in salmoia e con i gusci a parte, pronte per essere ” ricostruite”
cotte e servite.
Localmente sono anche ricercate altre varietà,
come quelle più piccole dette nel Lazio di san Giovanni, perchè
consumate generalmente per questa festa del 24 giugno:
sono lunghe circa 3 centimetri e hanno il guscio di colore leggermente
più scuro.
Le lumache si trovano in tutte le stagioni, ma quelle di raccolta diretta
si distinguono in “lumache in letargo” o “opercolate e sono quelle che si sono
ritirate nel guscio e lo hanno otturato, rimanendo in letargo;
oppure “lumache corridore”, in attività e in pieno nutrimento, che si
trovano in primavera e in autunno.
Preparazione:
sul sistema di preparazione, c è disaccordo fra la tradizione italiana
e quella francese:in Italia si è favorevoli a una lenta procedura di
spurgatura,mentre i Francesi ne propongono una più rapida e semplice.
La questione va ripresa dall’origine .
Durante il periodo in cui non sta tappata nel guscio, la lumaca si nutre
anche di vegetali di sapore pessimo(per l’uomo).
Durante il periodo in cui sta in letargo nel guscio chiuso, invece,
non mangia, quindi si libera rapidamente di queste sostanze,
e rimane solo il viscido da eliminare.
I Francesi tendono a impiegare le lumache solo nei periodo di letargo,
quando le carni sono più magre e delicate, e necessitano di una preparazione
che tende solo a eliminare le mucosità.
Nella tradizione italiana le lumache si mangiano anche se non sono
in letargo:donde la necessità di sottoporle a un digiuno artificiale.

Spurgatura delle lumache in letargo:
togliere con la punta di un coltellino l’opercolo dai gusci.
Mettere le lumache in una grande bacinella, (non di metallo)
cospargerle con un pugno di sale grosso, uno di farina,
versarvi un bicchiere d’aceto.
Coprire la bacinella con un coperchio e mettervi sopra un peso,
in modo che le lumache non possano uscire; lasciarle cosi per 4 o 5 ore,
rimescolandole di tanto in tanto con le mani e ricoprendo subito.
Dopo questo tempo, lavarle in parecchie acque, in modo che la schiuma
emessa scompaia completamente.
mettere le lumache in una casseruola d’acqua, portare ad ebollizione, poi scolarle.
Togliere i molluschi dal guscio con uno spillone, risciacquarli, eliminare la sacchetta
nera che hanno in fondo al corpo e riservarli per la cottura in una ciotola.

Spurgatura delle lumache “corridore”:
Mettere le lumache in un cesto dove circoli l’aria,ma che
si possa chiudere per impedire la fuga dei molluschi.
Mettervi qualche foglia di vite, o di lattuga e la mollica di due panini
bagnata, strizzata, sbriciolata sulle lumache.
Chiudere bene il cesto e tenerlo cosi per 48 ore .
Trasferire le lumache  in una grande ciotola (che non sia di metallo),
coprirle con acqua salata ed acidulata(10 g di sale e 0,5 dl di aceto per litro).
Sciacquare bene le lumache, mescolando rapidamente; quando hanno emesso una
certa quantità di schiuma, scolarle e ripetere l’operazione con altra acqua salata ed acidulata;
proseguire 4 o 5 volte, finchè non vi sia piu’ traccia di schiuma.
A questo punto mettere le lumache in una pentola di acqua acidulata ma non salata,
far spiccare il bollore e cuocere per dieci minuti.
Poi scolarle, estrarle dal guscio con uno spillone, eliminare la sacca scura all’estremità;
risciacquarle sempre in acqua acidulata, strofinarle tra i palmi delle mani su
cui si è messo un po’ di farina gialla; sciacquarle, e sono pronte per la cottura finale.
La lumaca è ricca di sodio, sconsigliata nelle difficoltà digestive, e nell’infanzia.

Ringrazio: Reader’s Digest s.p.a

Grande enciclopedia illustrata della gastronomia

 

Category: Prodotti  Tags: , , , , , ,  Comments off

Indicazioni bionutrizionali nelle gastralgie

IMG_1598

Una cara amica, mi ha richiesto alcune ricette , per
poter mangiare, non solo in bianco, ma allo stesso tempo alleviare
i fastidiosi disturbi gastrici, dovuti alla gastrite.
Ho fatto una piccola ricerca, che vi illustro qui di seguito:

Glucidi /zuccheri

Fra tutti gli alimenti, quelli zuccherini sono certamente  i
peggiori per la gastrite.
In fase acuta devono essere accuratamente e totalmente
evitati, in quanto in ambiente acido provocano immediata
fermentazione, distensione del lume e aumento dell’intensità
del dolore.
Questo meccanismo negativo viene potenziato dall’assunzione
di alimenti molto ricchi in zuccheri semplici e contemporaneamente acidi,
come la frutta cruda.
appena le migliorate condizioni del paziente permetteranno
l’impiego di alimenti a elevato contenuto glucidico,
si proporrà la frutta cruda più acida e meno ricca di fruttosio
come il pompelmo, le fragole, il kiwi, oppure la frutta più
zuccherina , ma privata dalla acidità , attraverso la cottura.
Quindi mela cotta, pesca cotta, ciliege o pere cotte.
L’amido del riso o della patata è già uno zucchero più complesso,
che può essere proposto ad un gastropatico, a condizione di
non eccedere nelle quantità e di non impiegarlo bollito o sotto
forma di minestrine.
Una regola generale, valida in questo caso per tutti gli alimenti,
è di farli usare in condizione di massima disidratazione.
L’eccesso di liquidi, per uno stomaco iperacido, costituisce una
controindicazione assoluta.
I cibi dovranno essere asciutti, in modo da assorbire la maggior
quantità possibile di acido e , quindi, essere degradati e digeriti
nel più breve tempo possibile.Sarà perciò proposto il risotto,
oppure un’associazione compatibile con le verdure, che vedremo di seguito.
In fase acuta è preferibile, comunque escludere frutta e patate,
utilizzando solo i carboidrati del pane e della pasta.
Quest’ultima, nella quantità di 60 g circa nelle donne e di 80 g
nell’uomo, dovrà essere al dente e senza pomodoro crudo.
Si userà condita con aglio , olio e peperoncino, oppure al pomodoro,
scegliendo quella più digeribile, come le tagliatelle o quella
di grosso di grosso taglio , che obbliga il paziente alla masticazione ,
come i rigatoni, le penne, i fusilli.
Per quanto riguarda il pane , si proporrà preferibilmente
la crosta, cioè la parte più esterna , che è più cotta e disidratata,
oppure si procederà alla tostatura dello stesso, in modo da eliminare
sia la quota di acqua contenuta nella mollica, che l’eccesso di lievito,
distrutto dal calore.

Protidi/proteine

Si conosce la forte azione di stimolo alla secrezione di acido cloridrico
da parte della carne rossa, che sarà accuratamente evitata, anche per
il suo contenuto in  ferro .
Nella gastrite bisognerà utilizzare le proteine più digeribili e meno irritanti.
Una possibilità da adottare è quella di farle predigerire dal succo di limone,
dal latte  o dall ‘uovo.Perciò , si farà marinare per qualche ora della carne bianca,
(tacchino, pollo, coniglio) facendola poi cuocere velocemente
(alla griglia, in padella)con pochissimi grassi.
In questo modo le proteine saranno denaturate il meno possibile e,
quindi, non avranno una grossa azione irritativa per la parete gastrica.
Altra possibilità è quella di usare carne cruda essiccata come il prosciutto,
magari nella modalità di toast , in modo d’avere la massima azione assorbente.
Non utilizzabile è il formaggio e tutti i latticini; alimenti, questi, complessi,
di difficile digestione e con una quota in grassi e sali minerali che peggiorano
la già compromessa funzionalità gastrica.
Sconsigliabile è il pesce , sia per un’azione irritante  locale, sia per il suo
contenuto in iodio, che aumenterebbe la reattività generale in un paziente
già provato dal dolore gastrico .All’interno di questa categoria alimentare,
controindicazioni assoluta hanno le vongole e i frutti di mare in genere.
proponibili sono invece la sogliola, il merluzzo e altri pesci bianchi,
magari fatti macerare nel limone.
L’uovo, per le sue proteine indifferenziate, è invece accettato dallo stomaco,
a condizione di non essere proposto fritto o sodo, ma alla coque o affogate.

Il latte

Mentre i formaggi e i latticini sono alimenti proibiti nelle gastriti iperacide, il latte
spesso è ben supportato, a condizione che sia freddo.
Il latte, infatti, soprattutto se caldo, nell’ambiente acido dello stomaco tende a cagliare,
formando un grosso coagulo che rischia di aumentare l’acidità e di bloccare la progressione
verso il duodeno. Un modo gradevole di predigerire questo prezioso alimento
è quello di farlo assumere aggiungendo qualche goccia di limone oppure una modica
quantità di succo di pompelmo o arancia.

Lipidi/grassi
La loro complessità  strutturale provoca una lentezza digestiva che non è certo utile
nelle patologie gastriche. Devono, perciò, essere evitati o ridotti al minimo i grassi
animali, limitandosi al solo olio extravergine d’oliva.Quest’ultimo sarà usato crudo
e mai fritto , altrimenti avrebbe un’azione di stimolo sul fegato , non richiesta in
questa situazione.

Verdure

In quantità variabile tutte le verdure  contengono cellulosa.
Questa è una struttura glicidica complessa che svolge un’azione irritativa
a carico delle mucose del tratto digerente , tanto da essere sfruttata
efficacemente in caso di stitichezza. Essendo la cellulosa composta di zuccheri,
la sua destrutturazione è laboriosa, quindi aggrava il paziente gastropatico.
Per queste ragioni, le verdure utilizzabili dovranno essere sempre povere in
cellulosa e rigorosamente cotte. (evitare le insalate crude)
In questo modo una quota significativa di cellulosa viene trasformata
in zuccheri semplici più assimilabili.
sconsigliabili sono le crucifere come cavolfiore, broccoli, broccoletti,
per il loro contenuto in iodio, zinco, rame e per il loro stroma compatto;
utile, invece , il cavolo cappuccio, sia verde che rosso, per il gefarnese di
cui è ricco ; di un centrifugato di quest’ultimo si possono giovare non solo
i gastralgici ma anche gli ulcerosi.
Da evitare anche le verdure molto ricche in ferro, che risulta gastrolesivo,
come il radicchio, la rucola, gli spinaci. F eccezione l’ortica , la quale,
pur essendo ricchissima di ferro, ha un’azione cicatrizzante e lenitiva
tanto potente da essere considerata quasi un farmaco nelle gastriti e nelle
ulcere.Sarà proposta bollita insieme con il riso o utilizzata per la pasta
fatta in casa , anche sotto forma di ravioli.
Riassumendo, le verdure proponibili dovranno essere cotte e povere di
ferro e cellulosa.
Lenitive sono la lattuga , l’indivia, il finocchio ( che riduce anche il
meteorismo , presente spesso nei soggetti con iperacidità).
Si potranno associare , perciò, riso e lattuga, riso e sparagi,
riso e carciofi, riso e indivia belga, riso e zucchine.
Anche i legumi sono di difficile digestione nelle patologie gastriche,
in quanto molti sono ricchi in ferro e tutti contengono proteine
vegetali e tanta cellulosa; per di più, provocano meteorismo.

Il peperoncino

A prima vista , l’impiego del peperoncino nelle gastarlgie  e nelle ulcere
sembrerebbe sconsigliabile, dato il bruciore che provoca a carico
delle mucose.In realtà, nel paziente che non è abituato al suo utilizzo,
il bruciore si limita di solito alle mucose della bocca.

Nella nostra esperienza lo utilizziamo abbondantemente anche in
queste patologie per una serie di valide ragioni. Intanto,  ha
un’azione eupeptica, nel senso che facilita tutti i processi digestivi ;
è un cicatrizzante molto efficace, poiché provoca una vasodilatazione
locale, con arrivo di una maggior quantità di sangue (che ha un pH alcalino),
e quindi di tutti i fattori di difesa e di riparazione tessutale; infine, la capsaicina
che contiene ha un’azione antibatterica  documentata, utile per
impedire la proliferazione  dell’Helicobacter Pylori in tutte le forme ulcerose.
Sarà usato in tutte le forme possibili : sulla pasta, sulle verdure,
o semplicemente su una fetta di pane tostato assieme a dell’olio crudo.
Uniche controindicazioni all’impiego intensivo del  peperoncino
sono le insufficienze renali con iperazotemia e creatininemia
ai limiti alti della norma ; infatti, questa spezia  è troppo ricca
in sostanze azotate.
Probabilmente, per la stessa ragione il peperoncino aggrava alcune
forme di ipertensione sine materia , senza segni cardiaci , nè
alterazioni ematologiche ;  esse si manifestano nei soggetti  che
abusano di questa spezia e scompaiono alla semplice sospensione
del peperoncino.Sono quelle forme ipertensive  che talvolta
fanno impazzire il medico curante, il quale si ostinerà a prescrivere
farmaci a cui il paziente non risponderà mai.

Alimenti proibiti

Mi sembra utile , giunti a questo punto, riassumere
gli errori da non commettere nella gestione di un gastropatico,
segnalando quelli alimenti che peggiorano  il quadro clinico.
A parte i funghi, le vongole e l’ananas, menta  e  cioccolato,
che devono essere rigorosamente banditi dalla tavola
di un malato di stomaco, è preferibile non utilizzare caffè ,
particolarmente nella fase acuta.
Stesso discorso vale per le bevande gassate e molto zuccherine,
riducendo contemporaneamente il consumo di sigarette nei soggetti
fumatori , per l’azione tossica ed eccitante del catrame e della nicotina.

In sintesi :

-pochi zuccheri semplici e modiche quantità carboidrati;
-niente minestre e altri alimenti imbimbiti di acqua ;
-proteine ridotte predigerite o crude ;
-niente legumi
-verdure povere di cellulosa , ferro e iodio;
-frutta cotta o cruda , ma non molto acida , e poco zuccherina;
-niente formaggi e latticini.

Eccovi alcuni abbinamenti per non  dover rinunciare
ai sapori , e  alla buona cucina, ricordandovi di
tenere sempre  presente una buona masticazione,
i quantitativi consigliati senza eccedere.

-Prosciutto di Parma con asparagi scottati e pane carasau
-prosciutto di Parma con kiwi
-Culatello di Zibello con insalatina di cavolo cappuccio rosso all’infusione di cumino
-Insalatina di finocchi scottati conpompelmo e  filetti di sogliola al vapore un filo d’olio extravergine d’oliva
-Carpaccio di branzino marinato al limone al profumo di erba cipollina
-Cuori di lattuga con uovo affogato e crostini di pane croccanti
-Bresaola della Valtellina con carciofi scottati e perle di pera rosolate

-Risotto alle ortiche mantecato all’olio d’oliva
-risotto con zucchine in fiore all’olio d’oliva e filetti di sogliola
-Risotto primavera
-mezze maniche al pomodoro  (senza burro ne formaggio)
-fusilli con asparagi e bocconcini di branzino e un pizzico di peperoncino
-tagliatelle ai carciofi
-Tagliolini con filetti di pollo e zucchine
-spaghetti aglio olio e peperoncino

-filetto di nasello rosolato con asparagi
-filetto di branzino e indivia alla griglia
-filetti di sogliola al forno, con carciofi trifolati
-tagliata di petto di pollo marinato al limone con asparagi
-paillarde di tacchino e zucchine alla griglia
-bocconcini di coniglio con carciofi ed indivia rosolata
-insalata di lattuga e asparagi scottati con petto di pollo marinato al peperoncino
-veli di merluzzo al vapore con asparagi

-coppa di fragole e kiwi al succo di pompelmo
-mele cotte al rosmarino
-pesche cotte alla lavanda
-composizione di frutta cotta
-coppa di fragole al profumo di lime
-carpaccio di kiwi e pompelmo rosa

 

Ringrazio: edizioni Red

 Bioterapia Nutrizionale

e il Dott.Letizia

 

 

 

 

 

Uova

IMG_1089

Alimento proteico per eccellenza, la cui ricchezza nutrizionale,
giustificata dal fatto che costituisce una delle più grandi cellule
embrionali commestibili, viene presa di riferimento per la valutazione
qualitativa di tutti gli altri alimenti.
E’ costituito da tre strutture : il guscio , o strato esterno di natura porosa,
rivestito esternamente da una pellicola invisibile e internamente da una membrana
a doppio foglietto che origina la camera d’aria ; l’albume, o parte centrale, che
rappresenta il 60% del peso totale, contiene soprattutto ovoalbumine,
ovomucoide, avidina mentre quasi del tutto assenti risultano essere i lipidi
e gli zuccheri; il tuorlo, che contiene proteine fosforilate, lipoproteine,
lecitina, vitamina A, B1, B2, niacina, ferro, zolfo, potassio, magnesio.
E’ nota la ricchezza di colesterolo.
In cucina il termine “uovo”, senza altre specificazioni, indica quello di gallina .
La digeribilità delle uova è strettamente  correlata al tempo e alle modalità di cottura:
i tempi medi di digestione risultano minori per le uova alla coque
e molto prolungati per le uova fritte o le frittate in genere.
Le uova destinate alla vendita per consumo diretto sono solo quelle dette
di categoria A, sul cui contenitore deve comparire la data di confezionamento,
espressa con giorni, mese e anno, oppure il numero d’ordine della settimana
a partire dall’inizio dell’anno.
Le uova di categoria B e C  sono destinate, invece, alla lavorazione industriale.
Uno dei pregiudizi più diffusi  sulla qualità delle uova riguarda il colore del tuorlo
che, nell’uovo fresco, dovrebbe essere rosso vivo.
In realtà il colore del tuorlo dipende solo dalla presenza più o meno cospicua
di pigmenti carotenoidi nella dieta della gallina e non ha alcuna relazione
con la qualità del prodotto.
La freschezza dell’uovo è importante non solo per le sue qualità gastronomiche,
ma sopratutto per quelle nutrizionali.
Le uova vanno conservate in frigorifero.
Freschezza: il guscio dell’uovo non è impermeabile ma poroso, e dunque vi è
un continuo scambio con l’esterno, di liquido che man mano evapora e di
aria che man mano entra, aumentando cosi il volume della camera d’aria .
A questa , perciò, si riferiscono tutti i segnali esterni della freschezza dell’uovo.
Se lo si guarda in trasparenza contro una luce , se ne può vedere
la parte densa e quella più chiara della camera d’aria : nell’uovo considerato fresco
l’altezza di questo spazio vuoto non supera i 6 mm .
Se la camera d’aria si allarga molto al di là di questo valore, scuotendo l’uovo
si sente un leggero “sbattere”: segnale certo di non freschezza.
La prova più precisa , comunque , è basata sul fatto che più la camera
d’aria è ampia , più tende a far galleggiare l’uovo.
Questa prova va fatta in una ciotola con una soluzione di sale e acqua, se
l’uovo va a fondo, è freschissimo, (meno di tre giorni) se rimane a mezz’acqua,
senza muoversi da dove lo si mette , ha fino a sei giorni; se si rigira in verticale ,
con l’estremità larga verso l’alto, e affiora appena, ne ha fino a undici; se galleggia
decisamente è da scartare.
E’ un alimento consigliato nella alimentazione di tutti, ma attenzione!
essendo un’alimento altamente energetico, è necessario introdurlo non prima
del 9° mese (un cucchiaino di tuorlo cotto) per arrivare gradatamente ad
un uovo intero entro il primo anno di vita.
Nei casi accertati di allergia alle proteine dell’uovo è necessario escluderne dalla dieta
ogni possibile fonte.
 

Ringrazio: Reader’s Digest s.p.a

Grande enciclopedia illustrata della gastronomia

Category: Prodotti  Tags: , , , , , , , , , , , ,  Comments off

Fagioli

IMG_0176

fagioli borlotti (informazioni mediche)

Il fagiolo è una pianta orticola, appartenente alle Leguminose,
a portamento rampicante in determinate varietà e a sviluppo nano in altre.
I fiori sono riuniti in piccoli grappoli bianchi o lilla, sorretti da lunghi
peduncoli; durante l’estate danno origine a mazzetti di baccelli penduli,
a sezione circolare  più o meno schiacciata , che hanno dimensioni , forma
e colore diversi secondo le varietà.
All’interno dei baccelli si trova una serie di semi, di vario colore e per lo più
a forma di rene , che sono la parte commestibile della pianta .
I baccelli interi possono essere consumati soltanto in alcune varietà,
e limitatamente alle prime fasi di sviluppo.
La raccolta dei semi è estiva : anticipata al mese di luglio qualora sia
richiesto il prodotto fresco, oppure ritardata fino all’autunno se
interessano i fagioli secchi.
Per la conservazione dei fagioli da seccare si richiede un ambiente ben asciutto,
tale da evitare fenomeni di germinazione, sempre negativi sulla commestibilità.
Le varietà di fagiolo sono numerosissime  e molte di rilevanza solo locale,
come i toscanelli ; quelle più coltivate e commercializzate appartengono
al gruppo dei borlotti e dei cannellini.
Nel passato :il fagiolo era coltivato fin dall’antichità in molte regioni d’Italia
ed era considerato per lo più come cibo per contadini, che ne mangiavano
a scodelle con poco condimento.
E’ da identificare questa specie più antica , con i cosiddetti
fagioli dall’occhio e non va confusa con le numerose varietà di fagioli che sono
attualmente in commercio.
queste ultime sono di provenienza americana  e si può ritenere che
la loro prima semina in  Italia abbia avuto luogo nel Bellunese intorno al 1528.
ancora oggi , i fagioli sono uno dei legumi più comuni e apprezzati nella cucina italiana :
si può dire che non vi sia regione che non abbia almeno una preparazione
di fagioli nella sua tradizione .
Anche in molte altre cucina compaiono i fagioli, in quella americana, francese,
spagnola e persino in quella mediorientale.
In cucina : i fagioli si trovano in commercio sia freschi sia secchi, e anche confezionati
dall’industria.
I fagioli freschi vanno sgranati appena prima della cottura, perché così
le bucce dei grani non subiranno l’azione dell’aria , che le indurisce.
I fagioli secchi vanno messi a bagno per circa 12 ore in acqua , per
essere reidratati e per facilitare l’ammorbidimento delle bucce.
Gastronomicamente parlando , non esiste una gerarchia di valori tra
i fagioli freschi e quelli secchi : in molte preparazioni i due tipi sono intercambiabili.
Sia per i freschi sia per i secchi , i metodi di cottura  sono sostanzialmente due:
lessati e in umido con abbondanza di liquido.
Benchè i tempi di cottura siano molto variabili, si possono dare alcune indicazioni:
per i fagioli freschi, dai 40 minuti dei borlotti a 1 ora 1/2 per i fagioli di Spagna ;
per i fagioli secchi, dalle 2 ore alle 3 ore.
Valore nutritivo: i fagioli come in genere tutti i legumi, hanno un’elevato valore energetico,
un considerevole contenuto proteico e un discreto apporto di sali minerali.
I fagioli secchi contengono circa il 23% di sostanze proteiche , superiori per valore
biologico alle proteine dei cereali, ma inferiori a quelle di origine animale.
Il contenuto di glucidi si aggira attorno al 50% ed è rappresentato in prevalenza
da amido, sono anche ricchi di fibre, ferro e acido ossalico.
La quantità di lipidi è, invece , piuttosto scarsa.
I fagioli, contrariamente a quanto avviene alla maggior parte degli alimenti ,
non perdono il loro valore nutrizionale durante la cottura.
I fagioli sono consigliati in diete ipocaloriche, nell’alimentazione di tutti i giorni,
sconsigliati nelle enterocoliti e nei casi di gastrite.

IMG_1552

fagioli cannellini

Ringrazio: Reader’s Digest s.p.a

Grande enciclopedia illustrata della gastronomia

Category: Prodotti  Tags: , , , , , ,  Comments off

Trifoglio pratense (trifolium pratenseL.)

Contiene proteine, grassi, resine, tannino.
E’ stata usata in infuso come regolarizzante le ipercloridrie.

Ringrazio Roberto Chiej Gamacchio
Piante selvatiche

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close